Monthly Archives: dicembre 2016

‘Felice anno nuovo 2017’: l’omaggio di Google

Category : Tecnologia

Google augura a tutti un ‘Felice anno nuovo’ col suo doodle di oggi. I primi e gli ultimi al mondo a brindare al nuovo anno saranno gli abitanti di piccole isole del Pacifico: il 2017 inizierà, 13 ore prima che in Italia, a Kiritimati (o Christmas Island) dove passa la linea internazionale del cambiamento di data, tracciato immaginario istituito nel 1884.

Gli ultimi a rimanere nel 2016 saranno invece gli abitanti delle isole Samoa, atollo della Polinesia che festeggeranno 11 ore dopo l’Italia con pittoresche feste sulla spiaggia.

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Listen,domotica smart che parla italiano

Category : Tecnologia

Utilizzare impianti domestici, elettrodomestici e servizi Internet con la sola voce. Nella città greca di Candia è stata testata con successo “Listen”, un’interfaccia tecnologica che permette di attivare questo tipo di controllo, ‘a mani libere’ (Hands-free Control System), in maniera organica e sempre più completa.

Si tratta di un sistema intelligente, basato su una serie di microfoni disposti per tutti gli spazi della casa e che ‘risponde’ in quattro lingue – inglese, tedesco, greco e italiano – attivando dispositivi o permettendo di navigare in Internet e utilizzare la posta elettronica.

Il progetto, che rientra nell’ambito del programma RISE di HORIZON 2020, finanziato dalla Commissione europea, è sviluppato da un consorzio al quale partecipa per l’Italia Cedat 85, che da 30 anni si occupa di sviluppare servizi e tecnologie per il trattamento del linguaggio parlato che vengono utilizzate alla Camera dei Deputati, in oltre 200 consigli comunali e in numerose altre istituzioni pubbliche e private.

Del gruppo di lavoro fanno parte anche la greca Foundation for Research and Technology – Hellas (FORTH) e la tedesca RWTH Aachen e EML European Media Laboratory. Alina Suhetzki, funzionaria dell’Ue preposta al progetto, ha testato “Listen” impartendo comandi in inglese: “E stata una dimostrazione sorprendente” ha commentato.

L’azienda italiana sta sviluppando l’intera infrastruttura tecnologica per il sistema di riconoscimento vocale e curando l’implementazione del vocabolario per la versione italiana. “Il test che abbiamo effettuato – spiega Enrico Giannotti, condirettore generale di Cedat 85 – ha dato riscontri positivi.

Da qui al 2019, con i nostri partner europei, lavoreremo per migliorare l’accuratezza del software e per garantire la massima capacità di interazione vocale del sistema. Anche se la domotica non è il nostro core business, siamo convinti che la trasversalità e flessibilità dei nostri servizi per il riconoscimento vocale saranno molto utili allo sviluppo”.

Il sistema domotico di controllo vocale potrebbe essere di grande aiuto per anziani e persone affette da gravi disabilità e in casi di emergenza.


Nel 2016 ‘addio’ a 5 tecnologie hi-tech

Category : Tecnologia

Da Vine al jack per le cuffie, il 2016 ha decretato la ‘morte’ per almeno cinque tecnologie che sembravano destinate a non tramontare. A raccogliere i ‘flop’ dell’anno è la rivista del Mit Technology Review, che inserisce nel gruppo anche Pebble, il primo tentativo di smartwatch open source, e Project Ara, che secondo Google doveva portare all’avvento degli smarphone modulari.

La prima citata dagli esperti è proprio quella di Vine, l’applicazione di Twitter che permetteva di postare video di sei secondi.

“Il servizio ha avuto il picco nel 2014 – segnalano – ma poi competitor come Instagram e Snapchat hanno portato via buona parte degli utilizzatori, comprese molte star”. Il servizio è stato ufficialmente interrotto lo scorso ottobre. Dal software all’hardware, il 2016 ha significato la fine per Pebble, lo smartwatch che nel 2013 aveva raccolto 10 milioni di fundraising per lo sviluppo. In questo caso il flop per praticamente tutto il settore, unito all’ingresso di concorrenti fortissimi, ne ha decretato la fine, annunciata questo mese. Due i progetti di Google falliti, il citato Ara, abbandonato ufficialmente a settembre, e Fiber, il servizio di connessione in fibra ottica iniziato in alcune città Usa. Fra le tecnologie a cui dire addio il Mit cita anche il jack delle cuffie, a cui Apple ha rinunciato negli ultimi modelli con una mossa che anche Samsung dovrebbe imitare a breve. In questo caso però bisognerà aspettare qualche anno prima del ‘bye bye’ definitivo.


Apple verso produzione degli iPhone in India

Category : Tecnologia

Apple vicina all’inizio della produzione di iPhone in India, a Bangalore, forse già da aprile 2017. Le indiscrezioni arrivano dal Times of India, secondo il quale un fornitore taiwanese di Apple, Wistron, sta allestendo un impianto a Peenya per fabbricare i “melafonini” destinati al mercato indiano. Uno dei più promettenti per gli smartphone insieme a quello cinese.

L’attenzione nei confronti dell’India è molto alta. Tim Cook, numero uno di Apple, ha annunciato quest’anno l’apertura di due centri di ricerca e sviluppo, a Bangalore e Hyderabad, i due principali poli tecnologici indiani. La produzione nel Paese consentirebbe alla compagnie californiana di vendere i suoi smartphone a un prezzo più competitivo, visto che sulle importazioni gravano tasse aggiuntive di circa il 12,5%. Il dialogo con l’India non a caso si è parecchio intensificato nell’ultimo anno: Apple ha già cercato incentivi fiscali e avrebbe chiesto anche di allentare le normative sull’etichettatura per non intaccare il design minimalista dei suoi prodotti. Altro obiettivo importante l’apertura di Apple Store su suolo indiano.

Quanto alla produzione, anche Foxconn, storico fornitore taiwanese di Apple, si è impegnata per una fabbrica nello Stato indiano di Maharashtra, dove produrre non solo dispositivi della Mela morsicata ma pure, secondo quanto riporta il Times of India, quelli di altre compagnie come Xiaomi e OnePlus.


Twitter verso possibilità modifica post

Category : Tecnologia

(ANSA) – ROMA, 30 DIC – Twitter potrebbe introdurre lapossibilità di modificare i tweet già pubblicati. In unasessione pubblica di “domande e risposte” sul microblog ilnumero uno della compagnia, Jack Dorsey, si dice favorevole allanovità chiesta dagli utenti. “C’è bisogno” della funzione dimodifica, scrive in un tweet, “per tutti, non solo per gliutenti verificati”.

Non si tratta tuttavia di un’opzione facilmente realizzabile.

Una preoccupazione riguarda la funzione dei “retweet”, ovvero lecondivisioni dei “cinguettii”: gli utenti potrebbero ritrovarsia condividere messaggi di natura anche completamente diversa daquella iniziale. Se la possibilità di modifica non riguardassesolo errori e correzioni di poco conto ma fosse più ampia allorabisognerebbe mostrare la cronologia delle modifiche. Questo adesempio su Facebook accade: quando si modifica un contenuto giàpubblicato gli utenti possono visualizzarne anche la stesurainiziale.

Nell’ultimo anno Twitter ha introdotto diverse novità, conl’intento di rilanciarsi e di stare al passo con un gigante comeFacebook ma anche con nuovi concorrenti come Snapchat oInstagram. Il microblog ha puntato sui video in diretta conPeriscope e ha “allungato” i tweet multimediali non conteggiandonei 140 caratteri foto, link e citazioni.(ANSA).


Amazon brevetta magazzini ‘volanti’

Category : Tecnologia

– ROMA – Amazon si spinge “oltre” nei suoi progetti per le consegne con i droni e brevetta dei magazzini “volanti” da cui far partire i velivoli coi pacchi, a mo’ di dirigibile. Nel documento, riporta il sito TechCrunch, il colosso dell’e-commerce parla di “centri di rifornimento volanti” e nell’immagine contenuta nel brevetto c’è una certa somiglianza con i dirigibili di una volta.

L’obiettivo è quello di portare i beni vicino ai luoghi in cui secondo Amazon si concentrerà in un certo momento un grande quantitativo di perone con richieste specifiche e da soddisfare in tempi brevi. Ad esempio nei pressi di uno stadio o di un concerto per eventuali consegne di cibi pronti o bevande.

Potrebbe volerci un po’ per vedere in azione un sistema simile, ma è certo che Amazon sulle consegne coi droni fa sul serio. Appena prima di Natale ha divulgato un video che documenta la prima consegna “vera” con un drone effettuata nell’ambito della sperimentazione in atto nell’area di Cambridge, nel Regno Unito.


Italiani trascorrono oltre metà del tempo online sulle app

Category : Tecnologia

Gli italiani sono sempre più “mobile” e le applicazioni di smartphone e tablet ormai monopolizzano il loro tempo online. È quanto emerge da un’indagine di comScore secondo la quale oltre la metà dei minuti “digitali” in Italia a ottobre è stata trascorsa sulle app. E sulle stesse gli utenti hanno passato l’87% del tempo totale online su dispositivi mobili.

L’indagine, condotta su un campione di utenti con più di 18 anni d’età, di smartphone e tablet Android e iOS, certifica anche che complessivamente gli italiani passano più di 46 ore al mese su applicazioni, contro poco più di 7 ore di navigazione diretta sul “mobile web”. Il totale dei minuti che gli italiani hanno trascorso su app a ottobre ammonta a 49 milioni di giorni, equivalenti a 134 mila anni, il tempo che occorrerebbe per tornare nel Paleolitico.

La crescita del mercato digitale italiano, spiegano gli analisti, è guidata dal consumo di internet “mobile”. Il trend più evidente è quello dell’esplosione delle applicazioni a discapito del desktop, i cui minuti a ottobre 2016 sono calati del 21% rispetto all’anno precedente.

In cima alle app più utilizzate ci sono quelle che fanno capo a colossi come Google e Facebook. A ottobre su smartphone Android oltre il 70% dei minuti trascorsi sulle top-100 app per tempo speso appartiene alle prime cinque della lista. Un dato, affermano gli analisti, “che dimostra come i concorrenti debbano fronteggiare una forte concentrazione”. Lo dimostrano anche i dati sui download: a ottobre più del 56% degli italiani non ha scaricato nemmeno un’app e di quelli che lo hanno fatto più del 57% ne ha scaricate solamente una o due. Solo pochi utenti hanno scaricato più di sei applicazioni durante il mese e rappresentano meno del 9% dell’audience totale.


Polizia Usa,’Alexa’ Amazon sia testimone

Category : Tecnologia

Può “Alexa” salire sul banco dei testimoni? La polizia dell’Arkansas ha ottenuto dalla magistratura un mandato per costringere Amazon a svelare le registrazioni di Echo, il suo gadget-bestseller, trovato in casa di James Andrew Bates, un uomo accusato di omicidio. Bates avrebbe ucciso l’amico Victor Collins nel novembre 2015 dopo una serata a base di birra e vodka trascorsa con altri tre uomini. La vittima era stata trovata strangolata nella vasca jacuzzi di casa. La polizia spera che “Echo”, il popolarissimo gadget di Amazon basato su un software di riconoscimento vocale, possa dare una mano per incastrare definitivamente il colpevole.

“Echo” funziona registrando passivamente tutto quello che viene detto nel suo raggio d’azione. Nessuna di queste informazioni viene passata a Amazon, ma quando Echo sente la parola “Alexa” il dispositivo si sveglia e manda il messaggio alla ‘nuvola’ di Amazon dove viene decodificato per mandare una risposta.

Amazon ha già rifiutato due volte di aprire alla polizia alla sua ‘nuvola’ per il caso Bates. Le autorità di Bentonville a ogni buon conto hanno sequestrato l’Echo e tentato senza successo di estrarne i dati nella speranza che qualcuno coinvolto nell’omicidio abbia intenzionalmente o accidentalmente attivato creando una registrazione del delitto.

Anche senza Alexa la “casa intelligente” potrebbe comunque aver incastrato Bates: un misuratore dell’acqua collegato al jacuzzi del presunto assassino ha svelato un consumo di oltre 500 litri tra l’una e le tre nella notte del delitto. La polizia sostiene che l’uomo l’avrebbe usata per cancellare dal patio e dalla vasca le tracce del sangue della vittima.

Il caso Bates è l’ultimo in un braccio di ferro tra autorità e Silicon Valley sulla privacy dei dati. La vicenda più famosa ha coinvolto la Apple che si è rifiutata di ‘aprire’ un iPhone usato durante la strage di San Bernardino in California. Apple e Fbi stavano andando in tribunale quando i poliziotti federali sono riusciti a sbloccare lo smartphone facendosi aiutare da una parte terza


Fb e Google top app 2016 in Usa

Category : Tecnologia

Facebook può non avere l’appeal di Snapchat, ma è ancora l’applicazione più popolare degli Stati Uniti. E all’universo del social network in blu e di un altro gigante come Google appartengono ben 8 delle dieci applicazioni “top” di quest’anno. Segno che il settore non è solo molto competitivo ma anche molto concentrato. È quanto emerge da un rapporto di Nielsen sulle applicazioni più usate nel 2016 relativo al mercato a stelle e strisce.

Nonostante il successo di tormentoni ludici come Pokemon Go, sottolineano gli analisti, sono ancora i social network la categoria dominante sugli smartphone degli americani. Facebook negli Usa è l’app più gettonata con 146 milioni di utilizzatori al mese, seguita da Messenger (circa 130 milioni). Completa il podio YouTube (114 milioni), seguito da Google Maps, Google Search, Google Play e Gmail. Bene anche Instagram (di proprietà di Fb), che quest’anno ha introdotto significative novità sulla scia di Snapchat, all’ottavo posto con 74 milioni di utenti mensili. Uniche due app “outsider” Apple Music e Amazon che chiudono la top ten.


Apple chiede concessioni a governo India

Category : Tecnologia

Apple chiede alcune concessioni al governo indiano in vista della produzione di iPhone nel Paese asiatico: secondo quanto riportato da Economic Times, la compagnia californiana avrebbe chiesto di allentare l’obbligo di stampare le informazioni di prodotto su etichette sul dispositivo stesso, in modo da non intaccare il design “pulito” e minimalista del “melafonino”.

La normativa indiana prevede infatti che alcune informazioni siano stampate sul prodotto stesso, ma Apple avrebbe chiesto di poterle inserire altrove, sulla confezione dell’iPhone o in una sezione del sistema operativo.

Quest’anno il numero uno di Apple, Tim Cook, ha intensificato gli sforzi di collaborazione con l’India, che insieme alla Cina rappresenta uno dei mercati più promettenti sui quali investire per garantire una crescita al segmento degli smartphone. La compagnia di Cupertino ha già cercato incentivi fiscali per avviare attività produttive nel Paese, che sono al vaglio del Tesoro indiano. Il tutto è finalizzato all’apertura di Apple Store in India, visto che la legge locale richiede che le compagnie con propri punti vendita nel Paese debbano produrre localmente una parte dei loro prodotti.


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