Monthly Archives: dicembre 2016

Fb, Messenger, WhatsApp e Instagram si vestono per Natale

Category : Tecnologia

ROMA – Natale è vicino e l’ecosistema di applicazioni che fanno capo a Facebook, vestono panni a tema. Tante le novità lanciate di recente: dagli adesivi natalizi su Instagram alle videochiamate con WhatsApp.

Tra le ultime opzioni rese disponibili ci sono le “maschere” a tema festivo che gli utenti possono sovrapporre alle immagini delle dirette video in streaming. Un modo simpatico per scegliere di condividere con amici e parenti lontani il momento dell’apertura dei regali sotto l’albero o la preparazione delle pietanze per il pranzo. Anche le videochiamate da poco approdate su WhatsApp possono essere uno strumento per restare più vicini agli affetti lontani.

In tema di decorazioni potrebbe rientrare invece la foto profilo di Facebook, che si può personalizzare – anche con un video – con un’immagine temporanea, che “scompare” a feste finite.

Chi vuole ingannare il tempo libero può sbizzarrirsi sui giochi di Messenger, mentre per mettere a punto l’organizzazione di viaggi e altre attività si può provare a chiedere aiuto alle bot – chat automatizzate – che stanno comparendo sulla stessa Messenger. Sull’applicazione di comunicazione istantanea del social in blu è arrivata da poco anche una nuova funzione fotocamera con opzioni per aggiungere un tocco natalizio a foto e video inviati. Non potevano mancare filtri e adesivi ad hoc su Instagram, applicazione su cui Facebook sta investendo molto, anche seguendo le orme di Snapchat.


Zuckerberg ammette, siamo una media company

Category : Tecnologia

ROMA – Dopo averlo negato tante volte Facebook ammette, seppur indirettamente, di essere una media company. “Siamo nuovo tipo di piattaforma, non una società tecnologica tradizionale ma neanche una media company tradizionale. Facciamo tecnologia e ci sentiamo responsabili per come viene usata”: sono queste le parole usate da Mark Zuckerberg in un video in cui chiacchiera con la n. 2 dell’azienda Sheryl Sandberg.

“Non scriviamo le notizie che le persone leggono sulla piattaforma – spiega -. Ma allo stesso tempo sappiamo che facciamo molto di più che distribuire notizie e siamo una parte importante del discorso pubblico”.

Solo quattro mesi fa, Zuckerberg a Roma aveva parlato ad una platea di studenti universitari ribadendo il concetto che Facebook non era una media company. Probabilmente il caso – che ha coinvolto anche Google e altre piattaforme – delle ‘bufale’ in rete che avrebbero favorito Trump alle elezioni, ha toccato un nervo scoperto. Inoltre, come fa notare The Guardian, ci sono stati anche altri incidenti che hanno generato dibattiti: come la censura e poi riammissione sul social della famosa foto della bimba bruciata dal napalm, simbolo della guerra in Vietnam.

Riguardo la diffusione delle notizie false, Facebook sta tentando delle soluzioni: ha stretto accordi con testate giornalistiche per il ‘fact-checking’. “Abbiamo una grande responsabilità e dobbiamo fare in modo che questi strumenti siano utilizzati per creare il massimo beneficio per le persone di tutto il mondo”, ha concluso Zuckerberg.


#D4Social, digitale e social in aiuto Terzo Settore

Category : Tecnologia

Al via a Milano la prima edizione di #D4Social – Digital for social, l’evento dedicato all’utilizzo del digitale e dei social media per il Terzo Settore. Mezzi che possono aiutare a promuovere raccolte fondi e sostenere progetti per malati o reparti pediatrici ma anche a diffondere consapevolezza sulle ricadute economiche positive del turismo sostenibile e a misura di disabilità.

“L’Italia è un paese dal forte spirito di volontariato, siamo un popolo generoso e lo dimostriamo ad ogni calamità, basti pensare agli aiuti che sono arrivati alle popolazioni terremotate in Lazio, Umbria e Marche. I social e il digital possono aiutare non solo a reperire fondi e coordinarne la distribuzione, ma anche a condividere esperienze positive e a creare quel senso di ‘causa condivisa’ fondamentale per portare avanti questi progetti”, spiega Andrea Albanese che coordina la community ‘Social Media Marketing Day Italia’ #SMMdayIT, promotrice di questo evento.

“Vorrei davvero che questa prima edizione – aggiunge – fosse il punto di partenza che ci porterà in più città d’Italia a raccontare il lato buono di questi strumenti. Spesso non ce ne rendiamo conto, li usiamo in ottica business e secondo mere strategie di profitto”.


Super Mario Run, 40 mln download in 4 gg

Category : Tecnologia

ROMA – Super Mario Run, il videogame appena lanciato da Nintendo su iPhone e iPad, batte Pokemon Go per popolarità. La casa nipponica ha fatto sapere che il gioco con protagonista l’idraulico italoamericano ha totalizzato 40 milioni di download in appena 4 giorni. Il risultato incorona il titolo come la app scaricata più velocemente dall’App Store di Apple.

A confronto, Pokemon Go aveva raggiunto 25 milioni di download in 11 giorni e 50 milioni in 19 giorni. A differenza di Super Mario Run, lanciato contemporaneamente in 150 nazioni, Pokemon Go aveva però avuto una distribuzione scaglionata durante il mese di luglio scorso.

Secondo gli analisti di App Annie, Super Mario Run ha incassato 14 milioni di dollari in tre giorni. Tuttavia gli utenti hanno dato una valutazione bassa al videogioco, pari a 2,1 stellette. La critica principale riguarda il costo dell’applicazione, che è di 9,99 euro una tantum per accedere ai livelli di gioco superiori al terzo. Si tratta di un ‘business model’ atipico, che secondo gli analisti sarebbe tra le cause del calo del titolo di Nintendo in Borsa.

Altre critiche hanno a che fare con gli elevati consumi di traffico internet, stimati in 50 MB di dati per ora di gioco. Il videogame richiede infatti una connessione costante alla rete, che può creare problemi se non si dispone del Wi-Fi e si deve consumare il traffico dati dello smartphone. Alcuni utenti hanno anche accusato il gioco di sessismo per via del personaggio della principessa Peach, che sforna torte e ha bisogno di essere salvata.


Google ha un programma per spiare i dipendenti

Category : Tecnologia

ROMA – Nonostante sia in cima alla classifica delle multinazionali dove si lavora meglio, Google rischia di dover risarcire i suoi 65 mila dipendenti per la policy relativa alle informazioni confidenziali aziendali. Un product manager ha fatto causa alla compagnia sostenendo che tale policy viola le leggi sul lavoro della California. Inoltre dai documenti depositati spunterebbe un programma interno di Big G per “spiare” gli impiegati con lo scopo di evitare fughe di notizie dell’azienda rivolte a stampa e autorità. Lo riporta il sito The Informant.

Una delle clausole della policy di Google impedirebbe ai dipendenti di scrivere romanzi sul lavoro nella Silicon Valley senza l’approvazione finale della società. Le violazioni contestate sono 12. Se la causa andasse avanti e Google fosse giudicata colpevole, riporta il sito Engadget, la compagnia potrebbe arrivare a pagare una multa di 3,8 miliardi di dollari.

A ogni impiegato andrebbero circa 14.600 dollari e il resto allo Stato della California. L’azione legale, secondo The Informant, sostiene anche che Big G chiede ai dipendenti – avvocati compresi – di non mettere per iscritto alcuna preoccupazione su eventuali attività illegali interne, perché tali rivelazioni potrebbero cadere nelle mani di autorità e forze dell’ordine. E poi c’è il dettaglio del “programma di spionaggio” interno: Google chiederebbe ai lavoratori di fare da “spia” ai danni di colleghi sospettati di aver divulgato informazioni confidenziali.

“Questa causa è priva di fondamento. Crediamo fermamente in una cultura interna aperta, il che significa che condividiamo frequentemente con i nostri dipendenti dettagli sui lanci di prodotto e informazioni confidenziali sul business. La trasparenza è una componente enorme della nostra cultura”, questo il commento di un portavoce di Google. “I requisiti di confidenzialità per i nostri dipendenti sono pensati per proteggere informazioni di business proprietarie – aggiunge – e non impediscono allo stesso tempo alle persone di comunicare informazioni legate alle loro condizioni di impiego né questioni legate all’ambiente di lavoro”.


AirPods poco green, difficile riciclarli

Category : Tecnologia

(ANSA) – ROMA, 21 DIC – Apple scivola sugli AirPods, i nuoviauricolari senza fili per i dispositivi della Mela. La compagniadi Cupertino, che ha fatto della sostenibilità ambientale unodei suoi punti di forza, avrebbe infatti progettato dellecuffie difficili sia da riparare, sia da riciclare. È quantosostengono gli esperti di iFixit, che hanno smontato il gadget.

Gli AirPods sono un concentrato di tecnologia e componenti.

In ogni auricolare, dal peso di appena quattro grammi, trovanoposto batteria, antenna, microfoni, chip wireless, sensoriottici e di movimento. Stando ai tecnici di iFixit, “la colla èl’unico elemento di chiusura” usato sia negli auricolari, sianella custodia di ricarica, anch’essa dotata di batteria e dialtri componenti. “Accedere ad uno qualsiasi dei componentidella custodia è impossibile senza rompere l’esterno”.

In altre parole è molto difficile, se non impossibile, siariparare gli AirPods, che in caso di problemi vanno quindisostituiti, sia riciclarli. Questo perché, da un lato, separarei componenti avrebbe un costo troppo elevato, e dall’altro lebatterie al litio, se messe in un trituratore, possono prenderefuoco.(ANSA).


Solstizio d’inverno, il tenero doodle di Google

Category : Tecnologia

Il doodle di Google oggi è dedicato al solstizio d’inverno: rocce ricoperte di neve che tremano per il freddo, con tanto di animazione.

Il 21 dicembre c’è luce per 9 ore e 5 minuti, mentre la notte dura ben 14 ore e 55 minuti: è il giorno più corto dell’anno. Non è giusta, quindi, la credenza che vuole il 13 dicembre, santa Lucia, il giorno più corto dell’anno: un lascito della tradizione che viene dal passato, da prima del 1582, quando fu fatta la riforma del Calendario voluta dal Papa Gregorio XIII.


Corte Ue, Stato non può obbligare conservazione dati

Category : Tecnologia

BRUXELLES – Gli Stati membri non possono imporre un “obbligo generale e indifferenziato” di conservazione di dati ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica: lo ha stabilito la Corte di Giustizia della Ue. Il diritto dell’Unione impedisce “una conservazione generalizzata e indifferenziata dei dati relativi al traffico e all’ubicazione”, si legge nella sentenza.

Ma “è consentito agli Stati membri prevedere, a titolo preventivo, la conservazione mirata di tali dati al solo scopo di lottare contro gravi fenomeni di criminalità”. Anche questa casistica ha però delle condizioni da rispettare: la conservazione dei dati deve essere “limitata allo stretto necessario per quanto riguarda le categorie di dati da conservare, i mezzi di comunicazione interessati, le persone implicate, nonché la durata di conservazione prevista”.

Inoltre, l’accesso delle autorità nazionali ai dati conservati “deve essere assoggettato a condizioni, tra cui in particolare un controllo preventivo da parte di un’autorità indipendente e la conservazione dei dati nel territorio dell’Unione”.

Il governo britannico si è detto “contrariato” dopo il verdetto della Corte di giustizia Ue secondo cui gli Stati membri non possono imporre un “obbligo generale e indifferenziato” di conservazione dei dati ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica. Si tratta di un forte smacco per l’esecutivo di Theresa May, la cui controversa legge chiamata ‘Investigatory Powers Act’, che rafforza i poteri di sorveglianza sulle comunicazioni da parte delle autorità del Regno, è da poco entrata in vigore.

E i tanti oppositori del provvedimento, fra cui il quotidiano Guardian che aveva partecipato a una campagna contro le nuove normative volute in virtù della lotta al terrorismo, ora chiedono che la legge alla luce del verdetto europeo venga rivista, soprattutto per l’obbligo dei provider telefonici di registrare l’attività sul web di chiunque per dodici mesi. Un portavoce dell’Home Office ha dichiarato che il governo è intenzionato a far sentire le proprie ragioni ora che il caso tornerà alla Corte d’appello di Londra e sarà risolto dalla giustizia britannica.


Tim Cook, nuovi iMac in ‘tabella di marcia’

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ROMA – Apple non sta abbandonando il settore dei computer fissi – desktop, in gergo – ma si sta preparando a rilanciare in grande. La rassicurazione è arrivata da Tim Cook nell’ambito di una comunicazione interna, nella bacheca aziendale, riportata dal sito TechCrunch.

“Alcuni sui media hanno sollevato dubbi sul nostro impegno sui desktop”, ha scritto l’amministratore delegato della Mela morsicata. “Se ci fossero dubbi su questo nei nostri team, voglio essere molto chiaro: abbiamo grandi desktop nella nostra tabella di marcia. Non vi preoccupate”. E c’è anche altro che bolle in pentola: “Abbiamo molte cose nella nostra tabella di marcia di cui non posso parlare, ma per le quali sono molto emozionato”, scrive Cook. Il dubbio che Apple non consideri più “centrali” i desktop Mac per il suo business è stato insinuato da stampa e blogger per gli ultimi aggiornamenti considerati poco di sostanza.

“I desktop sono strategici per noi”, scrive Cook. “Sono unici se confrontati con i portatili, perché i computer fissi hanno prestazioni maggiori”, come “schermi più ampi, più memoria e spazio di archiviazione”, e “dunque ci sono molte ragioni per cui sono molto importanti, e in alcuni casi fondamentali, per le persone. L’attuale generazione di iMac è la migliore linea desktop che abbiamo realizzato e il suo bellissimo display Retina 5k è il miglior display desktop al mondo”.


Facebook farà colorare i post

Category : Tecnologia

Facebook darà la possibilità di colorare i post, all’insegna della maggiore personalizzazione e impatto visivo. L’indiscrezione trapelata sui blog specializzati, lascia intendere che la novità arriverà prossimamente prima sulla versione dell’app per Android, poi a cascata sugli altri sistemi operativi.

Per poter colorare i post basterà andare sul proprio status e scegliere un colore contenuto in una barra sistemata sotto il testo. Non sarà possibile applicare la funzione per i link, le immagini o i video. La notizia, diffusa da un utente, è stata poi confermata da diversi blog di settore statunitensi. Come fa notare il sito The Next Web è una svolta nell’identità cromatica della piattaforma fino ad ora fatta semplicemente di due colori, il bianco e il blu.


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