Monthly Archives: aprile 2017

A Berners-Lee il ‘Nobel’ dell’informatica

Category : Tecnologia

A lui dobbiamo le ricerche online su Google, lo shopping su Amazon, l’attività social su Facebook: sir Tim Berners-Lee, il “papà” del World Wide Web, ha vinto l’A.M. Turing Award 2016, in pratica il premio “Nobel” dell’informatica. Lo ha annunciato oggi l’Association for Computer Machinery.

La scelta è caduta su Berners-Lee perché il World Wide Web, scrive l’Associazione, “è considerato una delle innovazioni informatiche più influenti della storia, usata da miliardi di persone ogni giorno come strumento primario per comunicare, informarsi, commerciare e molte altre attività”.

Il premio Turing arriva insieme a un assegno da un milione di dollari grazie al contributo di Google, colosso di internet e una delle tante compagnie che al Web deve la sua fortuna. La cerimonia di consegna è in agenda il 24 giugno a San Francisco.

Professore del Massachusetts Institute of Technology di Boston e dell’Università di Oxford, l’informatico Berners-Lee, 61 anni, originario di Londra, depositò nel 1989 un documento con la sua idea della Rete. Il suo scopo era creare un sistema per collegare i computer dei centri di ricerca e condividere le informazioni, una specie di database online a cui si potesse accedere da ogni computer. Lavorò sugli ipertesti, le pagine testuali legate tra loro da un “link”, e in questi riconobbe la base per il web insieme a Robert Caillau, l’informatico belga che lo sostenne. Il primo sito web – http://info.cern.ch – nacque il 6 agosto 1991. Centrale per la diffusione del web la decisione di svilupparlo come software libero, aperto. Oggi i siti sono oltre un miliardo.

Berners-Lee ha ricevuto negli anni diversi riconoscimenti: nel 2014 è stato insignito dalla Regina Elisabetta II del titolo di baronetto e il Time lo ha incoronato una delle cento persone più importanti del XX secolo.


In Italia la casa si paga in bitcoin

Category : Tecnologia

(di Laura Giannoni)

Non accade negli Emirati Arabi Uniti né nella Silicon Valley: è l’Italia il primo Paese al mondo in cui si potrà acquistare una casa in bitcoin, la criptovaluta amata per i guadagni e le transazioni facili quanto discussa per gli utilizzi a volte illeciti. L’annuncio è stato dato oggi da una società del settore immobiliare, il Gruppo Barletta, che permetterà di pagare con la moneta virtuale i 123 appartamenti di un edificio riqualificato nel quartiere San Lorenzo a Roma. La novità è resa possibile da una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del settembre scorso, che ha di fatto riconosciuto i bitcoin come una valuta straniera, rendendo quindi possibile usarla in un atto notarile. Per incentivarne l’uso la società, che scommette su un portfolio in bitcoin, si è offerta di accollarsi le spese d’agenzia e notarili, consentendo un risparmio tra i 15 e i 45mila euro, in base al taglio degli immobili, all’acquirente che sceglierà il nuovo metodo di pagamento.

“Siamo la prima società immobiliare al mondo che vende in bitcoin e abbiamo deciso di farlo per tre ragioni: crediamo nei bitcoin; possiamo perché l’Agenzia delle Entrate italiana è una delle poche in Europa a riconoscere la criptovaluta; ci sono centinaia di giovani possessori di bitcoin, milionari, che potrebbero decidere di investirne una piccola parte in una casa”, ha spiegato Paolo Baretta, giovane Ceo del gruppo. Ma l’offerta si rivolge anche a chi non ha un tesoretto in criptomoneta e decide di dotarsene temporaneamente per risparmiare sull’acquisto dell’appartamento.

Inventato nel 2008 da uno sconosciuto (noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto) convinto di aver creato il sistema finanziario perfetto, il bitcoin ha conosciuto una forte volatilità e nel tempo ha visto schizzare il proprio valore. Sette anni fa un bitcoin valeva ‘zero virgola qualcosa’: oggi è a 1.146 dollari, per a gioia di chi ci aveva creduto. Tra le peculiarità della criptovaluta, ormai usata in decine di migliaia di negozi italiani, c’è la non tracciabilità, che la rende idonea a un impiego in attività illegali non solo online ma anche nel mondo reale, come il commercio di droga. Garantire il rispetto della legge, compresa la rigorosa normativa nostrana sulla tracciabilità dei pagamenti, è però possibile, assicura Barletta. Per l’acquisto di appartamenti la società si appoggerà a Coinbase, una piattaforma su cui comprare e vendere facilmente bitcoin, che consente di collegare la valuta al soggetto che la possiede.


Internet: Fbk Trento referente nazionale

Category : Tecnologia

La Fondazione Bruno Kessler di Trento diventa il referente nazionale per gli standard del Web. Il centro di ricerca trentino assume da quest’anno il prestigioso incarico nell’ambito World Wide Web Consortium (www.w3.org), organizzazione internazionale diretta da Tim Berners Lee. Fbk – attraverso il team composto da Bernardo Magnini, Adolfo Villafiorita e Manuela Speranza – gestirà l’ufficio italiano cui fanno capo tutti gli enti e le aziende nazionali che lavorano insieme per sviluppare gli standard del Web del futuro in settori applicativi ad alto impatto: automotive, web security, digital publishing, internet of things e web payment. “La gestione dell’Ufficio italiano del W3C – sottolinea il responsabile, Bernardo Magnini – è un importante riconoscimento per le competenze e per il network che la Fondazione Kessler è stata capace di costruire negli anni e al tempo stesso un ruolo di responsabilità a livello nazionale che ci rende orgogliosi”. “Ci aspetta il compito di rafforzare la presenza dei partner italiani nelle iniziative del W3C, in modo che possano trarne il maggior beneficio possibile”, conclude.

L’evento inaugurale per l’apertura del nuovo ufficio W3C in Italia è in programma nella sede della Fondazione Bruno Kessler a Povo di Trento, giovedì 6 aprile alle ore 14.30.


Trump firma abolizione privacy su web dopo ok Congresso

Category : Tecnologia

WASHINGTON – Come aveva promesso, il presidente americano Donald Trump ha firmato la legge approvata dal Congresso a maggioranza repubblicana che cancella un’altra eredità di Barack Obama: la privacy su internet. Lo rende noto la Casa Bianca. Si tratta delle norme che da fine anno avrebbero impedito ai fornitori di connessione a banda larga di raccogliere e vendere i dati dei clienti senza il loro consenso, in particolare quelli che riguardano i siti visitati, la localizzazione e le ricerche fatte. Si tratta di dati ambiti dalle compagnie pubblicitarie e dai venditori online che possono fare così offerte ‘mirate’ ai navigatori. I repubblicani hanno sempre ritenuto le regole fatte approvare dai democratici in seno alla Commissione federale Usa per le telecomunicazioni – ed osteggiate dai provider che ritenevano ingiusto che Facebook e Google potessero sottostare ad altre norme – un eccesso di garantismo e un ostacolo per il mercato della pubblicità online, che negli Usa ha un giro di affari di oltre 80 miliardi di dollari.


Internet, Android sorpassa Windows

Category : Tecnologia

Finisce un’epoca per Microsoft: Android, il sistema operativo “mobile” di Google, ha superato per la prima volta Windows, sistema per pc di Redmond, per quanto riguarda l’utilizzo di internet a livello globale. Il sorpasso, trainato soprattutto dal boom di smartphone in Asia, è stato certificato dalla società d’analisi StatCounter.

Windows è il sistema operativo principale per l’utilizzo di internet solo se si considerano gli accessi online dai computer, fissi e portatili (84%). Se però si allarga l’orizzonte a ogni mezzo di connessione, dal pc allo smartphone, il trono di Microsoft viene spodestato dall’avanzata del ‘robottino verde’ di Google e dei dispositivi mobili. A marzo il 37,93% dell’utilizzo di internet, nel mondo, è avvenuto da smartphone e tablet Android, superando, seppure di un soffio, gli accessi da terminali con Windows (il 37,91%).

Si tratta di “un traguardo importante nella storia della tecnologia e della fine di un’epoca”, sottolinea Aodhan Cullen, ceo di StatCounter. “Segna la fine del dominio globale di Microsoft nel mercato dei sistemi operativi, posizione detenuta dagli anni ’80. E rappresenta anche un grosso risultato per Android che solo cinque anni fa raggiungeva appena il 2,4% dell’utilizzo globale di internet”. A trainare il sorpasso due tendenze molto forti: la crescita dell’uso degli smartphone per connettersi a internet e il calo di vendite di pc tradizionali.

E poi in particolare il boom “mobile” del mercato asiatico: negli Usa e soprattutto in Europa Windows è ancora il sistema numero uno per gli accessi online (considerando ogni tipo di dispositivo), mentre in Asia Android ha superato quota 52%, e Windows è sceso sotto il 30%.


Da Facebook a Wikipedia, nasce consorzio anti ‘fake news’

Category : Tecnologia

ROMA – Big della tecnologia come Facebook, Wikipedia e Mozilla, ma anche atenei e organizzazioni no profit di tutto il mondo uniscono le forze e lanciano un consorzio contro le ‘fake news’: è la News Integrity Initiative, finanziata con 14 milioni di dollari. Sarà gestita come progetto indipendente dalla Scuola di giornalismo della City University of New York e promuoverà ricerca, iniziative ed eventi per sensibilizzare e formare l’opinione pubblica su una informazione online di qualità.

Facebook è tra i soci fondatori del consorzio, insieme a Mozilla, AppNexus, Betaworks e diverse fondazioni Usa. Tra i partner ci sono anche il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, l’Unesco, lo European Journalism Center e atenei e scuole di giornalismo di Francia, Germania, Danimarca.

Esploso in particolare durante la campagna elettorale per le presidenziali americane, il fenomeno delle bufale online ha investito soprattutto colossi come Facebook e Google, accusati da alcuni analisti di agevolare la diffusione in rete di notizie false e fuorvianti. Negli ultimi mesi queste compagnie hanno intensificato sforzi e iniziative per affrontare il problema: Big G fa parte di ‘First Draft News’ in collaborazione con un gruppo di media, mentre il social di Zuckerberg ha messo a punto una sorta di filtro contro le bufale online per ora in fase di test negli Stati Uniti e in Germania.


L’iPad compie 7 anni, resta regina in settore in calo

Category : Tecnologia

ROMA – L’iPad, la ‘lavagnetta’ con cui Apple ha dato vita al mercato dei tablet, compie sette anni. Era il 3 aprile del 2010, infatti, quando sugli scaffali dei negozi arrivò il primo iPad della storia. Da allora il dispositivo ha cambiato dimensioni, caratteristiche, funzionalità, ed è stato venduto in 350 milioni di unità. E continua a dominare il mercato del tablet, da tempo a picco.

Il primo iPad fu svelato il 27 gennaio del 2010 dall’allora amministratore delegato Steve Jobs, che morì l’anno successivo.

Allo Yerba Buena Center for the Arts Theater, a San Francisco, il visionario e carismatico Jobs mise in scena una presentazione in grande stile del nuovo dispositivo, a metà strada tra uno smartphone e un computer, mostrandone gli aspetti rivoluzionari.

Nella sua prima versione il tablet aveva uno schermo da 9,7 pollici con risoluzione di 1024×768 pixel. Nel primo giorno ne furono vendute 300mila unità, mentre il primo milione di vendite negli Stati Uniti fu raggiunto in 28 giorni. In Italia l’iPad esordì il 28 maggio di quell’anno. A fine 2010, le vendite sfiorarono i 15 milioni di pezzi.

Una versione ridotta dell’iPad, il Mini con schermo da 7,9 pollici, è entrata in commercio nel 2012, mentre nel 2013 il tablet si è fatto più leggero e sottile prendendo il nome di Air. Il cambiamento più considerevole è arrivato però nel 2015 con l’introduzione dell’iPad Pro, con schermo da 12,9 pollici, dotato di “matita2, tastiera staccabile e davvero alternativo al computer portatile. Nel 2016 Apple ne ha lanciato una versione più piccola, da 9,7 pollici.

Il modello più nuovo, nei negozi in questi giorni, si chiama solo iPad: ha display Retina da 9,7 pollici, pesa meno di 500 grammi e promette una giornata intera di autonomia. Inoltre ha un prezzo più leggero rispetto al predecessore.

Il mercato globale dei tablet continua a contrarsi: secondo Idc, nel 2016 ha perso il 15,6%, con 174,8 milioni di dispositivi commercializzati.


Uber, tattiche da videogioco per incentivare autisti

Category : Tecnologia

NEW YORK – Tattiche da videogiochi per spingere i suoi autisti a trascorrere il maggior tempo possibile in auto. A usarle e’ Uber, e’ impegnata “dietro le quinte in esperimenti comportamentali”, confermando il crescente trend in corso nelle societa’ alle prese con i ‘freelance della gig-economy’.

Secondo quanto riporta il New York Times, Uber ‘incoraggia i suoi autisti, che non sono dipendenti della societa’ e sui quali quindi Uber non ha controllo, ricorrendo ad alcuni algoritmi, fra i quali uno simile a quello di Netflix che carica automaticamente il programma successivo per spingere i suoi clienti a restare incollati alla sua piattaforma.

In futuro, secondo gli esperti, usare i dati e gli algoritmi per gestire i lavoratori non sarà un fenomeno di nicchia, e potrebbe diventare una delle modalità più comuni per gestire i lavoratori.


Addio a Kakehashi, leggendario fondatore della Roland

Category : Tecnologia

ROMA – E’ morto Ikutaro Kakehashi, l’ingegnere giapponese pioniere della musica digitale che fondò la storica Roland Corp., azienda di strumenti musicali che hanno accompagnato sul palco i musicisti più disparati, da Lady Gaga al batterista jazz Omar Hakim, e hanno contraddistinto brani famosi come Sexual Healing di Marvin Gaye.

Nel 2013 vinse un Grammy per aver sviluppato il Midi, acronimo di Musical Instrumental Digital Interface, uno degli standard più usati per comporre musica con gli strumenti digitali. Kakehashi aveva 87 anni e secondo i media giapponesi è morto sabato, la famiglia non ha voluto divulgare altri particolari per motivi di privacy.

Ikutaro Kakehashi ha dedicato la sua vita all’intrattenimento ridefinendo il suono dell’elettronica, dall’hip hop alla dance music. Fondò la Roland nel 1972, il primo prodotto lanciato dall’azienda fu la ‘drum machine’. Il protocollo Midi fu invece lanciato nel 1983.


Snapchat, arriva la ricerca nelle Storie

Category : Tecnologia

ROMA – Con l’offensiva di Facebook, Snapchat punta a differenziare la sua piattaforma lanciando la possibilità di effettuare ricerche nelle Storie “collettive”. A poter essere cercati non saranno gli ‘snap’ (foto e video) privati, ma quelli che gli iscritti decidono di condividere pubblicamente con la comunità di Snapchat e che possono essere selezionati da un team di curatori in raccolte a tema. Si tratta della maggiore novità, disponibile per ora in alcune città Usa, annunciata dalla compagnia del fantasmino giallo dopo la quotazione in Borsa.

L’opzione permette agli iscritti di poter cercare “in un milione di Storie” in base a luoghi, eventi, parole chiave. In più, la società annuncia che creerà nuove Storie anche sfruttando il “machine learning”, una forma di intelligenza artificiale.

La funzione di ricerca per Snapchat potrebbe essere un modo per far sì che gli utenti si rivolgano alla piattaforma per guardare contenuti in diretta, video soprattutto, su argomenti specifici. Una contromossa, visto che Facebook sta praticamente portando su tutte le sue app – comprese Instagram e WhatsApp – gli elementi finora distintivi di Snapchat, dalle Storie ai messaggi “usa e getta”.

A gennaio Snapchat aveva già semplificato la navigazione interna con la ricerca “universale” per amici, gruppi e contenuti editoriali.


WP to LinkedIn Auto Publish Powered By : XYZScripts.com