Monthly Archives: maggio 2017

Dietro il virus WannaCry forse i cinesi

Category : Tecnologia

ROMA – Potrebbero esserci hacker cinesi, piuttosto che nordcoreani, dietro WannaCry, il famigerato virus “ransomware” che ha infettato oltre 200 mila computer di 150 Paesi mettendo in ginocchio i sistemi informatici di governi, compagnie, atenei e ospedali. A suggerirlo è la società socializzata in sicurezza informatica Flashpoint, che ha analizzato lingua, contenuto e stile delle richieste di riscatto del cyberattacco.

Secondo i ricercatori solo i testi in cinese e inglese sono stati scritti da persone in carne e ossa. In particolare quelli in mandarino da madrelingua o quasi, e quelli in inglese da autori con buona conoscenza della lingua. I messaggi in tutte gli altri idiomi (28 in totale) sarebbero invece il risultato di traduzioni online con Google Traduttore. Compreso il messaggio in coreano. Gli stessi analisti tuttavia sono cauti nel puntare un dito certo contro i cinesi: è possibile, spiegano, che i criminali abbiano volutamente inserito dettagli come questi per fuorviare le indagini.

Nei giorni scorsi altri esperti informatici avevano suggerito la matrice nordcoreana dell’attacco. In particolare erano state riscontrate delle similitudini tra il codice trovato nel ransomware WannaCry e i software utilizzati dal Lazarus Group, un gruppo di hacker ritenuto al soldo di Pyongyang.


Pacemaker a rischio hacker, scoperte 8 mila falle

Category : Tecnologia

ROMA – I pacemaker sono molto più vulnerabili agli hacker di quanto immaginato. È quanto emerge da un’analisi della società di sicurezza WhiteScope che ha scoperto circa 8 mila “bug” in modelli di quattro diversi produttori. Falle che i cyber-criminali potrebbero sfruttare.

In particolare, spiegano i ricercatori, a risultare vulnerabili sono i programmatori dei pacemaker, cioè quei dispositivi che si trovano presso ospedali e cliniche e che medici e infermieri usano per monitorare il funzionamento degli impianti e per regolarne le impostazioni. Una sorta di “telecomando”. Come se non bastasse, oltre alle migliaia di falle rilevate, è stato scoperto che i pacemaker non autenticano il programmatore di riferimento, e quindi ogni strumento compatibile che si può trovare anche su eBay potenzialmente può essere usato per danneggiare i pazienti. Proprio su questo sito di e-commerce i ricercatori affermano di aver reperito i dispositivi per cifre comprese tra 500 e 3 mila dollari.

Scoperti anche dati di pazienti non criptati memorizzati negli strumenti. Nemmeno per il personale sanitario, sottolineano i ricercatori, è previsto un sistema di autenticazione per accedere al programmatore.

I riflettori su pacemaker e altri dispositivi medici, in particolare quelli impiantabili, come possibile obiettivo per gli hacker sono accesi ormai da diversi anni. Lo scorso autunno per la prima volta anche un produttore in Usa e Canada ha lanciato l’allarme per un particolare dispositivo che pompa insulina nel sangue di persone con diabete. Ma già nel 2008 l’Università del Michigan aveva dimostrato che era possibile prendere il controllo di un pacemaker, anche se agendo in prossimità del paziente.


Autostrada ricarica auto in movimento

Category : Tecnologia

(ANSA) – ROMA, 30 MAG – Si chiama Polito Charge WhileDriving, il prototipo realizzato dal Dipartimento Energia delPolitecnico di Torino, che consente alle auto di ricaricarsimentre viaggiano su autostrade attrezzate con apposite bobine inmodalità wireless. Il sistema si basa sulla tecnologia ‘inductive power trasfer'(IPT) che funziona grazie alla trasmissione induttiva di energiaelettrica, che sfruttano un principio molto simile a quello chepermette di cucinare sulle piastre a induzione. Tale tecnologianon richiede quindi alcun contatto elettrico e comporterebbel’eliminazione di installazioni esterne come le colonnine diricarica, che sono spesso soggette a incidenti o atti vandalici.

Un passo ulteriore rispetto a questi sistemi è stato fatto dalprototipo installato a Susa, che non richiede che la ricaricaavvenga con veicolo fermo durante le soste o, in modoprolungato, durante il parcheggio: si parla in questo caso didynamic IPT, ovvero l’utilizzo della stessa tecnologia duranteil movimento del veicolo. L’unità base di un sistema IPT perapplicazioni automotive è costituita da una bobina fissa, postaal di sotto del manto stradale, indicata come trasmettitore, euna bobina installata a bordo veicolo chiamata ricevitore. Nelcircuito di Susa sono state installate 50 bobine trasmittenti,che invieranno energia ad un ricevitore installato a bordo di unveicolo commerciale leggero.


Studio Usa, Facebook ci rende infelici e meno in salute

Category : Tecnologia

ROMA – Più si usa Facebook, meno si è felici e in salute. Non è la prima volta che i social network finiscono nel mirino di ricerche scientifiche, questa volta la tesi è sviluppata in uno studio condotto dall’Università di Yale e della California e rilanciato dal Wall Street Journal. La ricerca è stata condotta in due anni su oltre 5mila persone e pubblicata sull’American Journal of Epidemiology.

“Le interazioni faccia a faccia migliorano il benessere. Con l’ubiquità dei social media sono emerse importanti questioni sull’impatto delle relazioni – dicono i ricercatori -. Abbiamo esaminato le associazioni che ci sono tra l’attività su Facebook e lo stato di salute fisica, mentale e la soddisfazione di vita.

I risultati hanno dimostrato che in generale, l’utilizzo della piattaforma non è associato al benessere”. Ad esempio, sottolinea la ricerca, se alla pubblicazione di un post non corrisponde un numero di ‘mi piace’ giudicato sufficiente c’è un peggioramento del 5-8% dello stato fisico e mentale. I ricercatori hanno monitorato 5.208 adulti, accedendo direttamente alle loro attività su Facebook per due anni, tra il 2013 e il 2015.

“Questi risultati possono essere rilevanti anche per altri tipi di social network – osservano Holly B. Shakya e Nicholas A. Christakis, autori dello studio -. La cosa complicata dei social media è che mentre li usiamo, abbiamo l’impressione che ci stiamo impegnando in un’interazione sociale significativa. I nostri risultati suggeriscono invece che la natura e la qualità di questo tipo di connessione non sostituiscono l’interazione del mondo reale di cui abbiamo bisogno per una vita sana”.

Negli ultimi mesi, altri due studi hanno messo in luce in maniera negativa l’uso di social media da parte di teenager e adulti, ricorda il Wsj. Il primo, condotto su 1787 statunitensi, ha evidenziato come l’utilizzo di queste piattaforme accresca un sentimento di isolamento; l’altro su 1500 britannici ha sottolineato come i siti, soprattutto quelli basati su immagini, aumentano sentimenti di ansia e inadeguatezza.


93% utenti condivide informazioni su web

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ROMA – Il 93% delle persone condivide le proprie informazioni online, il 70% di queste posta foto e video dei propri figli. Sono i dati di una ricerca di Kaspersky Lab che sottolinea come “queste abitudini sono più forti tra i giovani, che rendono accessibili agli estranei un’elevata quantità di informazioni private”.

Secondo l’analisi, quasi la metà degli utenti internet (44%) condivide informazioni personali online senza considerare che, una volta diventate di dominio pubblico, possono sfuggire al loro controllo. Inoltre, una persona su cinque ammette di condividere dati sensibili con persone che non conosce bene e con estranei, limitando così la possibilità di controllare il loro uso futuro. In questo modo, sottolinea Kaspersky Lab, ci si espone al furto d’identità o ad attacchi finanziari condividendo dettagli finanziari e di pagamento (37%), scansioni di passaporti, patenti e altri documenti personali (41%) o le proprie password (30%).

I giovani condividono più facilmente foto private in compagnia di altre persone: lo fa il 61% degli intervistati di età compresa tra i 16 e i 24 anni, rispetto a solo il 38% degli utenti con più di 55 anni. Questo atteggiamento riguarda anche le informazioni finanziarie: due giovani su cinque (42% delle persone tra i 16 e i 24 anni) condividono, infatti, i propri dettagli finanziari e di pagamento, mentre lo fa solo il 27% di chi ha più di 55 anni.

“Rivelando informazioni importanti con un semplice click si rinuncia al loro controllo, perché non si può essere sicuri di dove finiranno e come saranno usate. Gli utenti stanno letteralmente mettendo i loro dati nelle mani di estranei”, dice Morten Lehn, General Manager Italy di Kaspersky Lab.


Dopo occhiali, Snapchat punta anche ai droni

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ROMA – Dopo gli occhiali per la realtà aumentata Spectacles, Snapchat potrebbe duplicare i suoi sforzi nell’hardware lanciandosi anche nel mercato dei droni. Le indiscrezioni in tal senso che circolano da mesi sembrano corroborate dall’acquisto da parte di Snap di una compagnia californiana specializzata nell’adattare droni al trasporto di videocamere.

Secondo quanto riportato dal sito BuzzFeed, Snap per meno di un milione di dollari ha comprato “Ctrl Me Robotics”. Si tratta di una piccola società di Los Angeles che non produce direttamente droni, ma modifica modelli di terzi montandovi videocamere, anche con soluzioni personalizzate. Elemento che fa pensare a un possibile lancio di un drone “Snapchat”, con funzioni simili agli Spectacles. Questi ultimi sono stati il primo prodotto hardware lanciato dalla compagnia madre dell’app dei messaggi “usa e getta”: occhiali da sole trendy il cui plus è rappresentato dalla videocamera integrata con cui registrare brevi video di 10 secondi da condividere, esclusivamente, su Snapchat.

La novità potrebbe essere per Snap un modo per tentare un rilancio dopo i conti deludenti dell’ultima trimestrale. La compagnia è sempre più in affanno per via della competizione serrata soprattutto di Facebook. Negli ultimi mesi il social ha infatti replicato nelle sue app, da Instagram a WhatsApp, diverse funzioni lanciate da Snapchat.


I ransomware più che triplicati, smartphone ‘ostaggio’

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ROMA – L’attacco mondiale con il virus WannaCry ha sicuramente ha avuto un effetto domino sugli utenti colpiti, ma anche il merito di aumentare la consapevolezza riguardo i ‘ransomware’. Sono virus che colpiscono i dispositivi, li bloccano e i cybercriminali chiedono un riscatto per ‘liberare’ i dati. E la loro diffusione sembra inarrestabile. Secondo un rapporto di Kaspersky Lab, nei primi mesi del 2017 il numero di ransomware ‘mobile’, cioè quelli che colpiscono in particolare i dispositivi mobili come smartphone e tablet, è più che triplicato (3,5 volte). Quelli rilevati durante il primo trimestre dell’anno hanno raggiunto il numero di 218.625, rispetto ai 61.832 del trimestre precedente.

“Le minacce sono sensibilmente aumentate con nuove famiglie e varianti di ransomware che continuano a proliferare. È importante tenere a mente che gli hacker possono, e lo faranno sempre di più, cercare di bloccare l’accesso ai dati non solo sui PC ma anche sui dispositivi mobili”, ha commentato Morten Lehn, manager di Kaspersky Lab.

Secondo la ricerca, gli Stati Uniti sono stati il paese più colpito dai ransomware mobile. Più in generale durante il primo trimestre 2017 sono state individuate in totale 55.679 nuove varianti di ransomware Windows, quasi il doppio rispetto al quarto trimestre del 2016 (29.450).


Da un designer della Apple una clessidra da 12000 dollari

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ROMA – Il designer di Apple Marc Newson, tra i papà dell’Apple Watch, ha creato un oggetto dal prezzo decisamente più alto dei pur non economici dispositivi della Mela. Il professionista ha infatti svelato una clessidra in edizione limitata dal listino stratosferico di 12mila dollari.

Rivisitazione esclusiva del classico orologio a sabbia, in uso già nel Medioevo e ora presente in versione economica in alcuni giochi da tavolo, la clessidra di Newson ha dimensioni di 15 x 12,5 centimetri, pesa 1,5 kg e ha all’interno 1.249.996 nanosfere dal diametro di 0,6 millimetri, di acciaio inossidabile e ricoperte di rame, con un rivestimento anticorrosivo per evitare che nel tempo diventino verdi. Il vetro è lavorato a mano in Europa ed ogni pezzo è unico.

In vendita sul sito di Hodinkee, rivista specializzata in orologi, la clessidra avrà una tiratura di 100 pezzi. Al momento ne esistono 6 unità, con altre 4 disponibili a giugno. In seguito la produzione prevista è di dieci pezzi al mese.


Da Hyperloop ai farmaci personalizzati, il futuro a Milano

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MILANO – Due frontiere futuristiche come il trasporto superveloce e la medicina personalizzata: ci sono anche questi temi al Wired Next Fest che si tiene questi giorni a Milano. Per parlare di Hyperloop, il ‘treno’ supersonico del miliardario innovatore Elon Musk, è intervenuto Andrea Vaccaro, ingegnere elettronico italiano che lavora al progetto nella sede di ricerca di Los Angeles. Il vantaggio di Hyperloop – ha spiegato Vaccaro – non è solo nella velocità che dovrebbe toccare 1080 km/h (da Roma a Milano in 40 minuti), ma nel sistema di partenze ‘on-demand’ ogni minuto, nei viaggi diretti a destinazione e nelle connessioni con il resto della rete di trasporti in un sistema che copra anche il cosiddetto ‘ultimo chilometro’.

“La topografia di Hyperloop è più simile ad un’autostrada, con una dorsale e le rampe di uscita per ogni stazione – dice l’ingegnere italiano – -. L’introduzione di nuovi modi di trasporto ha sempre fatto da catalizzatore per rivoluzioni socio-economiche: è dai primi del ‘900 che non ne sono stati introdotti di nuovi e 15 anni fa si è raggiunto il picco di crescita del trasporto aereo, è ora di un nuovo mezzo”. L’idea è ampliare il concetto di area urbana, definita come raggio di spazio percorribile in 30 minuti: “Con Hyperloop Milano, Firenze, Venezia e tutto quello che sta in mezzo sarebbero parte di un’unica area urbana”.

Le innovazioni tecnologiche spingono anche un’altra impresa di un italiano, la Orionis Biosciences di Riccardo Sabatini, fisico e imprenditore che dopo aver lavorato con il guru della genetica Craig Venter sta studiando un modo per creare farmaci personalizzati privi di effetti sconosciuti tramite lo studio del genoma. “In commercio esistono solo 1760 principi attivi ma il genoma sintetizza 20mila proteine che regolano tutte le funzioni della vita”, osserva Sabatini che nei prossimi 18 mesi intende creare una matrice che associ 15mila farmaci e 22mila geni (anche del cancro).

“L’obiettivo è giungere ad un’intelligenza artificiale che sappia disegnare da sola le molecole necessarie per colpire un singolo recettore – conclude il fisico italiano -: ci arriveremo tra i prossimi 3 e 10 anni. Ma bisogna ricordare che negli anni 2000 mappare il genoma umano costava 10 milioni di dollari e oggi solo 600 dollari: nessuno si aspettava uno ‘scale down’ così rapido”.


Jack Ma, da Big Data ‘fonte principale di energia futuro’

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GUIYANG – I Big Data saranno “fonte principale di energia in futuro” e, nell’arco dei prossimi 30 anni, provocherà cambiamenti più profondi di quelli generati da Internet e dalla sua rivoluzione ai processi produttivi, senza distinzione”. Jack Ma, presidente di Alibaba, traccia la “sua visione” e chiarisce che si tratta di un processo irreversibile. “Se metti da parte l’analisi dei dati, l’innovazione di ogni organizzazione è sostanzialmente una conchiglia vuota”, ha detto il fondatore del colosso dell’e-commerce cinese nel seguitissimo intervento alla terza edizione dell’International Big Data Expo 2017, in corso a Guiyang, provincia sudoccidentale di Guizhou.

“L’esame dei Big Data permette di anticipare e pianificare e ha reso possibile ridefinire un’era di cambiamenti, sempre nel prossimo trentennio”, ha aggiunto. Vendite al dettaglio ed e-commerce, istruzione, scienza, tecnologia e altre industrie saranno di fatto ridefinite: con l’intelligenza artificiale e i Big Data combinati, “l’uomo non deve avere paura” e non deve cercare che le macchine lo imitino, ma deve far dispiegare il loro potenziale avvantaggiandosi del cambiamento.

“In futuro, lavoreremo al massimo 4 ore al giorno, per non più di 3/4 giorni alla settimana”, ha concluso Ma. L’International Big Data Expo 2017 è l’occasione per i colossi del settore, per il governo cinese, che sul tema spinge molto, e le sue agenzie di discutere le strategie che quest’anno hanno come riferimento l’economia digitale che guida la nuova crescita.

Oltre a Ma, partecipano Pony Ma (presidente di Tencent, che controlla il sistema di messaggistica WeChat),Robin Li Yanhong (fondatore e Ceo di Baidu, il Google cinese), oltre a società come BAT, Huawei, Digital China, Didi, SAS, Dell, Microsoft, Oracle e Qualcomm. Il mercato Big Data in Cina raggiungerà i 5.440 miliardi di yuan (circa 830 miliardi di dollari) nel 2020, essendo uno dei principali pilastri verso la “nuova normalità” disegnata dal presidente Xi Jingping. Guizhou, fino a pochi anni fa, non aveva particolari settori su cui contare se non quelli tradizionali come agricoltura, industria di base e sfruttamento delle miniere. Adesso, ci sono nella provincia almeno 4.000 aziende legate a Big Data.


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